<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" version="2.0" xmlns:itunes="http://www.itunes.com/dtds/podcast-1.0.dtd" xmlns:googleplay="http://www.google.com/schemas/play-podcasts/1.0"><channel><title><![CDATA[Elena Marcelli: Racconti brevi]]></title><description><![CDATA[Qui dentro troverai i miei racconti brevi, che pubblicherò una volta al mese, ogni ultimo lunedì del mese. Rifletterò sul mio vissuto personale intrecciandolo a tematiche esistenziali, e tendenzialmente l'ispirazione dei racconti sarà di carattere mitologico.]]></description><link>https://atlantis23.substack.com/s/racconti-brevi</link><image><url>https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!BFuX!,w_256,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F205c0b88-d896-4c32-86e5-68fb82bb19c8_4624x3468.jpeg</url><title>Elena Marcelli: Racconti brevi</title><link>https://atlantis23.substack.com/s/racconti-brevi</link></image><generator>Substack</generator><lastBuildDate>Tue, 18 Aug 2026 07:27:22 GMT</lastBuildDate><atom:link href="https://atlantis23.substack.com/feed" rel="self" type="application/rss+xml"/><copyright><![CDATA[Elena Marcelli]]></copyright><language><![CDATA[it]]></language><webMaster><![CDATA[atlantis23@substack.com]]></webMaster><itunes:owner><itunes:email><![CDATA[atlantis23@substack.com]]></itunes:email><itunes:name><![CDATA[Elena Marcelli]]></itunes:name></itunes:owner><itunes:author><![CDATA[Elena Marcelli]]></itunes:author><googleplay:owner><![CDATA[atlantis23@substack.com]]></googleplay:owner><googleplay:email><![CDATA[atlantis23@substack.com]]></googleplay:email><googleplay:author><![CDATA[Elena Marcelli]]></googleplay:author><itunes:block><![CDATA[Yes]]></itunes:block><item><title><![CDATA[Eurydice — del lucchetto ]]></title><description><![CDATA[Il cantore Orfeo, sceso negli inferi a salvare l'amata, si volt&#242; a guardarla sulla via del ritorno, condannandola a rimanere nell'Ade per sempre. Secondo Pavese, Euridice &#232; una stagione della vita.]]></description><link>https://atlantis23.substack.com/p/eurydice-del-lucchetto</link><guid isPermaLink="false">https://atlantis23.substack.com/p/eurydice-del-lucchetto</guid><dc:creator><![CDATA[Elena Marcelli]]></dc:creator><pubDate>Mon, 27 Jul 2026 07:01:00 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!ePHt!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F14d0b3b9-61b1-4319-8646-759cf4ed236a_952x1269.webp" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Il vecchio college di OH ha chiuso da tempo. </p><p>Ora ce n'&#232; un altro, che ha aperto tre anni fa.</p><p>Mentre ero ferma all'ingresso, cercando di capire come entrare, si &#232; avvicinata una macchina.</p><p>Dentro c'era un ragazzo, con i suoi genitori.</p><p>Per lui, il cancello si &#232; aperto.</p><p>Quella che era casa mia ora &#232; casa di qualcun altro.</p><p>Chiss&#224; se dorme sul nostro letto, mi sono chiesta, o se magari occupa la stanza che un tempo &#232; stata mia e di mia sorella.</p><p>Sono passati dieci anni, e siamo diventate altre persone. E quante case abbiamo cambiato, quanti letti, quanti aerei, quanti treni...</p><p>E anche se mi sembrava il posto pi&#249; sensato dove andare, ho capito che nemmeno l&#236; avrei potuto trovare quello che stavo cercando. Ne rimaneva solo un altro.</p><p>E quindi ho percorso la strada in senso opposto, verso la scogliera.</p><p>Lungo la via, mi sono guardata intorno, e ho visto la campagna di un altro colore: sarebbe pi&#249; appropriato chiamarla in modo diverso, quella via, ora che il sole picchia cos&#236; forte, e l'erba cresce gialla invece che verde.</p><p>Arrivata sulla costa, ho attraversato il sottopassaggio, e ho sentito il garrito dei gabbiani nel cielo e il rumore dei miei passi echeggiare intorno a me.</p><p>Quando sono arrivata a met&#224;, una folata di vento mi ha portato quell'odore salmastro alle narici.</p><p>Strano: nella mia testa, quel mare doveva avere un profumo diverso. Ma in realt&#224; ci ho sentito l'odore di tutti i mari della Terra.</p><p>Ho chiuso gli occhi per un momento, e ho camminato al buio. Ero l&#236;, ma ero ovunque.</p><p>Arrivata in fondo, li ho riaperti, e ho riconosciuto tutto.</p><p>Era cos&#236; luminoso.</p><p>Per me era passato pi&#249; di un terzo della mia vita, ma per quelle scogliere bianche il tempo scorreva in modo diverso.</p><p>Sono corsa verso la ringhiera, per vedere se il lucchetto fosse ancora l&#236;. </p><p>Ed era l&#236;. </p><p>Nonostante ogni regola della probabilit&#224; giocasse totalmente contro, nonostante chiunque mi avesse detto che non ce lo avrei mai trovato dopo tutto quel tempo, era ancora l&#236;. Giusto un po' pi&#249; arrugginito di dieci anni prima.</p><p>Mi sono fiondata gi&#249; per la prima rampa di scale, entusiasta. </p><p>Non era stato tolto da un indifferente impiegato del comune o da un qualsiasi volontario per la conservazione dell'area: avrei potuto toglierlo io, con le mie mani.</p><p>Due di quelle quattro mani in tutto l'universo che sarebbero state legittimate a compiere quel gesto, ma le uniche due che avrebbero effettivamente potuto farlo.</p><p>Per&#242; avevo aspettato tanti anni, e potevo aspettare qualche minuto in pi&#249;. </p><p>Prima dovevo arrivare fino in fondo.</p><p>Mentre scendevo gli ultimi gradini che portavano alla massicciata, sentivo il rumore delle onde affievolirsi sempre di pi&#249;, fino a svanire.</p><div><hr></div><p>Sotto le scogliere di gesso bianco, il mare era azzurro, ma muto. Non si udiva pi&#249; nemmeno il rumore dei gabbiani.</p><p>In fondo alla scala c'erano due ombre.</p><p>Una era seduta in disparte, verso la spiaggia. L'altra invece mi aspettava in piedi, con le mani nelle tasche della solita felpa, come se sapesse gi&#224; che sarei arrivata.</p><p>&#171;Eccoti qui, dieci anni dopo&#187; esord&#236; &#171;precisa come un orologio svizzero.&#187;</p><p>&#171;Elena&#187; la riconobbi, sorridendo. &#171;E quella &#232; lei?&#187; le chiesi, indicando l'altra ombra.</p><p>&#171;Sempre lei, sempre uguale&#187; mi rispose, arricciando le labbra &#171;nel bene e nel male.&#187;</p><p>&#171;E tu come stai?&#187;</p><p>&#171;Mah, dipende. Felice, sfinita, gasata, triste. In base a come si sveglia lei la mattina. Ma tanto sono sicura che te lo ricordi&#187; sorrise, scuotendo la testa. &#171;E tu, invece, perch&#233; sei qui? Pellegrinaggio nostalgico?&#187;</p><p>&#171;Pi&#249; che altro, sono tornata qui per cercare il mio senso.&#187;</p><p>&#171;Uh, per questo non penso che ti potremo aiutare. N&#233; io n&#233; lei.&#187;</p><p>&#171;Come no?&#187;</p><p>&#171;Al massimo, possiamo farti sentire qualche canzone nuova. Ormai anche lei ha imparato a fare bene i barr&#232;, quindi riesce a suonare tutto.&#187;</p><p>&#171;Beh me lo auguro. Insomma sono dieci anni che starete qua ad abbracciarvi e a strimpellare <em>Wonderwall</em>.&#187;</p><p>&#171;E <em>Atlantis</em>, e tutte le altre. Ti ricordi?&#187;</p><p>&#171;Certo che mi ricordo.&#187; E mi si scald&#242; il cuore, al pensiero.</p><p>&#171;Ecco, allora forse ti ricorderai anche che non ci ponevamo quel tipo di domande allora.&#187;</p><p>&#171;Gi&#224;, il problema pi&#249; grande era capire dove trovare una lattina di birra o una sigaretta.&#187;</p><p>&#171;Esatto. Mentre i tuoi sono problemi nuovi, articolati. Come mai pensavi di trovare qui le tue risposte?&#187;</p><p>&#171;Onestamente, avevo finito gli altri posti dove cercarle.&#187;</p><p>&#171;Ma non hai studiato filosofia, alla fine?&#187;</p><p>&#171;S&#236;, perch&#233;?&#187;</p><p>&#171;Perch&#233; mi sembra che tu abbia pi&#249; domande e meno risposte di prima. Dovresti chiedere un rimborso.&#187;</p><p>&#171;Ci stavo pensando anch'io, sai&#187; replicai, sorridendo, e poi continuai: &#171;&#200; che non so dove trovarle, capisci? Per tanto tempo ho pensato che fossero nascoste da qualche parte tra questo posto e Londra.&#187;</p><p>&#171;Pessima idea. Finch&#233; stavi qui non ti sei mai posta il problema.&#187;</p><p>&#171;Lo so. E poi le ho cercate nei capoluoghi del Veneto, al porto di Ancona, tra le mura di Urbino, dentro la mia casa. Ma non le ho trovate da nessuna parte.&#187;</p><p>&#171;E quindi sei tornata qui.&#187;</p><p>&#171;Gi&#224;. Ho fatto una tappa intermedia, qualche settimana fa. Ma non stavano nemmeno l&#236;.&#187;</p><p>Lei guard&#242; l'altra ombra, e poi si volt&#242; verso di me, interrogandomi con lo sguardo.</p><p>&#171;Esatto&#187; le dissi. &#171;Proprio l&#224; sono andata.&#187;</p><p>&#171;E lei com&#8217;&#232;?&#187; mi chiese, incuriosita.</p><p>&#171;Sempre lei, sempre uguale&#187; le risposi, sorridendo &#171;nel bene e nel male.&#187; E poi aggiunsi: &#171;Se tu l&#8217;avessi conosciuta oggi, te ne saresti potuta innamorare come hai fatto in passato.&#187;</p><p>Lei comprese, e annu&#236;. &#171;E tu, invece?&#187; mi chiese.</p><p>&#171;Ormai per me quella stagione &#232; passata. Non pu&#242; darmele lei le risposte che voglio. A dire il vero, non penso che le abbia nemmeno per se stessa.&#187;</p><p>&#171;E quindi dove andrai ora?&#187;</p><p>&#171;Dopo questo posto? Non ne ho idea. A questo punto comincio a dubitare che quello che sto cercando si possa trovare da qualche parte l&#224; fuori.&#187;</p><p>&#171;Forse &#232; dentro di te.&#187;</p><p>&#171;Forse s&#236;, forse no. Ma lo cercher&#242; fino a scaricare l'inchiostro di tutte le penne del mondo, e fino a consumare le suole delle mie scarpe. Cos'altro potrei fare?&#187;</p><p>&#171;La nostra proverbiale ostinazione...&#187; sorrise lei.</p><p>&#171;In un certo senso ha pagato&#187; notai, guardando l'altra ombra.</p><p>&#171;Per me s&#236;, ma per te?&#187; ribatt&#233; lei. &#171;Dev&#8217;essere stato difficile, dopo.&#187;</p><p>&#171;Aveva troppa paura.&#187;</p><p>&#171;Per&#242; ci amava.&#187;</p><p>&#171;S&#236;, ma per le altre persone non sempre basta&#187; replicai, con un sorriso amaro. &#171;&#200; allora che mi sono posta il problema per la prima volta.&#187;</p><p>&#171;Ce lo avevano detto spesso che il senso non pu&#242; essere l'amore. Lo sapevo anch'io.&#187;</p><p>&#171;Io per&#242; ci ho sperato fino in fondo.&#187;</p><p>&#171;E il coraggio?&#187;</p><p>&#171;Lo sai che di quello ne abbiamo tanto, ma &#232; solo un mezzo. Non pu&#242; essere il senso, se ce n'&#232; uno.&#187;</p><p>&#171;Per&#242; ricordati che noi non molliamo.&#187;</p><p>&#171;Me lo ricordo ogni giorno. Anche perch&#233; il nostro coraggio ti ha resa felice, per sempre.&#187;</p><p>&#171;Noi siamo semplicemente qui&#187; mi rispose, guardando l'altra ombra &#171;perch&#233; apparteniamo a questo posto.&#187;</p><p>&#171;Lo so.&#187;</p><p>&#171;Ma tu non pi&#249;.&#187;</p><p>&#171;So anche questo.&#187;</p><p>In effetti, anche focalizzando l'udito, mi accorsi che quelle scogliere erano mute come il mare. L'unico suono che riuscivo a sentire in quel momento era la voce della mia ombra. </p><p>Per un momento, mi chiesi se, almeno a lei, tutto quello parlasse ancora. Ma che cos&#8217;altro aveva bisogno di sentirsi dire, lei, in fondo?</p><p>&#171;Ci sto scrivendo un libro, sai. Su di noi.&#187;</p><p>Lei mi guard&#242; sorpresa. &#171;In che senso?&#187;</p><p>&#171;Su quello che sarebbe potuto essere.&#187;</p><p>&#171;Sottona&#187; comment&#242; lei, ridendo.</p><p>&#171;&#200; pi&#249; complicato di cos&#236;&#187; replicai, non riuscendo a trattenere un sorriso. &#171;E comunque &#232; facile dire una cosa del genere per un fantasma.&#187;</p><p>&#171;S&#236; e no. Ricordati che io e te siamo comunque la stessa cosa.&#187;</p><p>&#171;In tempi diversi.&#187;</p><p>&#171;Vero. Ma certe cose non cambiano. Io so chi sei&#187; mi ricord&#242;. &#171;Oltre che qui, io sono anche dentro di te. E anche lei, in un certo senso&#187; disse, indicando l'altra ombra con la testa.</p><p>&#171;Questo lo so gi&#224; da tempo e non me lo dimenticher&#242; mai.&#187;</p><p>&#171;E allora non c'era mica bisogno di tornare qui per stare con noi.&#187;</p><p>Rimasi in silenzio per un momento, e poi le chiesi: &#171;Senti, ti dispiace se vado a salutarla, un attimo?&#187;</p><p>&#171;Fai pure, ma non credo sia quella che ti ricordi.&#187;</p><p>&#171;Ma io ricordo tutto.&#187;</p><p>&#171;Lo so, ma sono passati dieci anni, e tu sei me, pi&#249; qualcos'altro: sei cambiata.&#187;</p><p>&#171;E lei?&#187;</p><p>&#171;Lei &#232; sempre la stessa. Quella che avrebbe la possibilit&#224; di cambiare non &#232; qui, e tu lo sai. Hai detto che l'hai vista di recente.&#187;</p><p>&#171;S&#236;.&#187;</p><p>&#171;E allora perch&#233; me lo chiedi?&#187;</p><p>&#171;Perch&#233; mi hai detto che non &#232; quella che ricordo, e mi sono chiesta se cambiassero anche i fantasmi.&#187;</p><p>&#171;I fantasmi non cambiano, Elena. Per&#242; cambia il tuo sguardo.&#187;</p><p>Annuii, e rimasi ferma dov&#8217;ero.</p><p>&#171;Quindi sei sicura? La chiamo?&#187;</p><p>&#171;Forse hai ragione, lascia stare. Per&#242; dille che sono passata.&#187;</p><p>&#171;Va bene. Sono sicura che le far&#224; piacere.&#187;</p><p>&#171;Per&#242; non dirle com'&#232; andata a finire, dopo. Lasciala sognare.&#187;</p><p>&#171;Lei che pu&#242;, dici...&#187;</p><p>&#171;Esatto. A te l'ho detto perch&#233; tanto tu l'hai sempre saputo.&#187;</p><p>&#171;A proposito, scusami. Alla fine io sto qui a godermi la parte migliore, ma sei tu che poi ne hai subito le conseguenze.&#187;</p><p>&#171;In qualche modo dovevamo pur imparare&#187; le risposi, alzando le spalle. &#171;E per noi la vita ha scelto questo.&#187;</p><p>&#171;Dev&#8217;essere stato doloroso.&#187;</p><p>&#171;A suo tempo, non eri capace di immaginartelo, cosa sarebbe diventato tutto questo per noi. E non me lo spiego del tutto nemmeno io, adesso&#187; le risposi, sorridendo amaramente. &#171;Infatti ti devo chiedere un favore.&#187;</p><p>&#171;Dimmi.&#187;</p><p>&#171;Il lucchetto. Posso toglierlo?&#187;</p><p>&#171;Fallo.&#187;</p><p>&#171;Davvero? Posso?&#187;</p><p>&#171;Ti ho detto che puoi, s&#236;.&#187;</p><p>&#171;Senza esitazione?&#187;</p><p>&#171;Senti, Elena, io so quanto conta quel lucchetto per noi. E se vuoi toglierlo, dopo dieci anni, allora vuol dire che devi proprio averne bisogno.&#187;</p><p>&#171;Certo. Ma voi...?&#187; le chiesi, preoccupata.</p><p>&#171;Non &#232; quel lucchetto a tenerci qui, tranquilla.&#187;</p><p>Arricciai le labbra. Quella era l&#8217;unica cosa che non ero disposta a rischiare.</p><p>&#171;Elena, fallo.&#187;</p><p>&#171;Va bene. Grazie.&#187;</p><p>&#171;Figurati, mi sembra il minimo per averti incasinato la vita.&#187;</p><p>&#171;Non dirlo neanche per scherzo. Ricordati: meglio un giorno da Elena che cento da codarda.&#187;</p><p>&#171;Questo sempre&#187; mi rispose, sorridendo.</p><p>E poi la salutai, e ritornai su.</p><div><hr></div><p>Un gradino dopo l'altro, ho ricominciato a sentire il rumore delle onde, e il garrito di qualche gabbiano.</p><p>A quel punto, rimaneva soltanto una cosa da fare.</p><p>Salendo, mi sono fermata davanti alla ringhiera. Ho guardato di nuovo il lucchetto, e mi sono inginocchiata l&#236; davanti, appoggiando il mio zaino per terra.</p><p>Dieci anni prima, avevamo buttato una delle tre chiavi in acqua, convinte di aver sigillato qualcosa per sempre.</p><p>E, in un certo senso, in effetti era stato cos&#236;.</p><p>Ma ai fantasmi non serve un lucchetto per restare legati nella morte.</p><p>E ai vivi non serve una prigione di ferro per ricordare. Non a me almeno. Tanto io ricordo tutto in ogni caso.</p><p>Mi ero portata dietro la mia chiave, ma, rigirando il lucchetto tra le mani, mi sono accorta che ormai la serratura era troppo arrugginita perch&#233; potesse funzionare.</p><p>A dire il vero, per&#242;, me lo aspettavo, che avrei dovuto toglierlo con la forza. E se avesse resistito troppo, lo avrei lasciato l&#236;. </p><p>Chi sono io per oppormi alla resistenza di un lucchetto cocciuto? </p><p>Ma non gliel'avrei resa facile. </p><p>Quel lucchetto era la risposta all'unica domanda che ero riuscita ad articolare fino in fondo. E, almeno quella, me la sarei voluta portare dietro.</p><p>Poi, in base alle ricerche che avevo fatto, sapevo che la ruggine doveva averlo indebolito molto.</p><p>Mentre pensavo a queste cose, sono passati accanto a me un signore e una bambina.</p><p>Mi hanno guardata in modo strano.</p><p>Ma cos'altro avrebbero dovuto fare? Loro non sapevano. </p><p>Forse a loro quelle scogliere non avevano mai parlato. </p><p>O forse s&#236;, e magari ero soltanto io che ormai non ero pi&#249; in grado di sentirle.</p><p>Ho scosso la testa al pensiero.</p><p>Poi, ho preso il lucchetto tra il medio, l'indice e il pollice della mano destra, e ho iniziato a stringere.</p><p>Ha opposto un po' di resistenza, ma alla fine ha vinto la mia determinazione.</p><p>L'archetto ha ceduto e un pezzo si &#232; sgretolato.</p><p>Me lo sono rigirato tra le dita, lentamente, e l'ho infilato nella tasca davanti dello zaino.</p><p>L&#8217;ho rimesso in spalla, e mi sono alzata in piedi, sorridendo.</p><p>Ho guardato le scogliere, ho guardato il mare, ho guardato le due ombre sulla massicciata, e ho sussurrato parole di gratitudine a ciascuna di queste cose.</p><p>E poi ho risalito l&#8217;ultima rampa di scale, guardandomi indietro per un'ultima volta.</p><p>Ho visto le colline, il villaggio, le scogliere e il mare.</p><p>Infine ho guardato quella ringhiera, ormai vuota, consapevole che il mio tempo l&#236; era finito per sempre.</p><p>E mi sono voltata.</p><div><hr></div><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://atlantis23.substack.com/p/eurydice-del-lucchetto?utm_source=substack&utm_medium=email&utm_content=share&action=share&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Condividi&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://atlantis23.substack.com/p/eurydice-del-lucchetto?utm_source=substack&utm_medium=email&utm_content=share&action=share"><span>Condividi</span></a></p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!ePHt!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F14d0b3b9-61b1-4319-8646-759cf4ed236a_952x1269.webp" 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class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" 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url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!HaUP!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fddf81f3e-9b81-475b-9103-2f52505d9f3a_940x1672.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;La Morr&#237;gan&#8221; &#232; un racconto che parla di dolore, necessit&#224; e destino. </p><p>Come promesso, visto che oggi &#232; l'ultimo luned&#236; di giugno, lo condivider&#242; qui di seguito, e sar&#224; il primo della raccolta mensile dedicata ai miei racconti brevi.</p><p>Ecco un po&#8217; di contesto: la Morr&#237;gan, entit&#224; della mitologia celtica arcaica, &#232; per certi versi affine alle Parche della mitologia classica. Ovviamente, per&#242;, per me c'&#232; qualcosa di pi&#249;: nella mia vita, questa dea ha il nome e il volto di una donna. Ed &#232; per rielaborare il nostro recente incontro che ho deciso di scrivere questo racconto.</p><p>Ma forse ho gi&#224; detto troppo.</p><p>Buona lettura!</p><div><hr></div><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!HaUP!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fddf81f3e-9b81-475b-9103-2f52505d9f3a_940x1672.png" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!HaUP!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fddf81f3e-9b81-475b-9103-2f52505d9f3a_940x1672.png 424w, 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class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" 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Alzai la manica per controllare, e ne vidi una sul mio braccio. Come pensavo. Ma dovevo richiuderla, altrimenti sarebbe stato inutile lavare i vestiti.</p><p>Quando arrivai al fiume, ci vidi riflesso il cielo: era color cremisi, come l'ultima volta.</p><p>Mi sedetti sulla riva, e tirai fuori l'ago e il filo. Me li portavo sempre dietro, perch&#233; era necessario. Pi&#249; volte infatti ero stata colta alla sprovvista dalle canzoni sbagliate.</p><p>Potevo iniziare a ricucire mentre la aspettavo: avrei dovuto farlo ancora durante la giornata, quindi meglio avvantaggiarsi.</p><p>Avvicinai i due lembi della ferita, e feci entrare l'ago nella pelle. </p><p>Ricordavo ancora quanto faceva male le prime volte, ma ormai lo sopportavo come un leggero fastidio.</p><p>Quando lei arriv&#242;, io avevo finito. Stavo sistemando le maniche della camicia, e la sua voce mi fece sobbalzare.</p><p>&#171;Elena&#187; mi disse.</p><p>Era strano risentire la sua voce dopo tutto quel tempo. Nel sentire il mio nome sulle sue labbra provai un senso di inevitabilit&#224; che non saprei spiegare.</p><p>&#171;Morr&#237;gan&#187; replicai, mentre mi alzavo e mi voltavo nella sua direzione.</p><p>Quando la vidi, il mio respiro si arrest&#242;. Era bellissima. Sempre lei, sempre uguale. Per me erano passati dieci anni, ma era impossibile dire quanti ne fossero passati per lei.</p><p>&#171;Un tempo mi chiamavi in modo diverso&#187; not&#242;, guardandomi negli occhi.</p><p>Sorrisi, e la guardai a lungo prima di rispondere. Neanche il suo sguardo era cambiato.</p><p>&#171;Era il tempo in cui ti credevo solo una donna. Ma poi mi hai lasciata, scomparendo in una nube, e i tuoi corvi si sono avventati su di me, e allora ho capito...&#187; replicai. Poi aggiunsi: &#171;E comunque il nome con cui ti ho conosciuta &#232; troppo potente per pronunciarlo a voce alta.&#187;</p><p>Lei annu&#236;, senza dire nulla. </p><p>Osservai il modo in cui i ricci scuri le ricadevano sulle spalle, e mi domandai se il destino assumesse quella forma tangibile anche per gli altri. Rabbrividii all'idea: mi piaceva pensare che avesse scelto quel volto solo per me.</p><p>&#171;Pensi che ti abbia ingannata&#187; esord&#236; lei, dopo qualche secondo, lisciandosi la veste.</p><p>&#171;Penso che tu abbia realizzato il mio destino.&#187;</p><p>&#171;Ai tempi ho visto soltanto che dovevi essere ferita, Elena&#187; confess&#242;, spostando lo sguardo sul fiume. &#171;Ma avrei potuto scegliere un modo diverso per farlo.&#187;</p><p>&#171;Era necessario, Morr&#237;gan. Se avessi assunto un'altra forma non avresti prodotto lo stesso risultato.&#187;</p><p>Lei annu&#236;, con lo sguardo fisso sulla corrente.</p><p>&#171;Sono qui per capire dove ti ha portato tutto quel dolore&#187; aggiunse poi, guardandomi.</p><p>&#171;Chiedimi quello che vuoi&#187; le risposi, iniziando a sbottonarmi la camicia. &#171;Per&#242; sono venuta qui per lavare i vestiti, quindi se non ti dispiace...&#187;</p><p>&#171;Fai pure&#187; mi disse, annuendo. &#171;So che vieni al fiume tutte le mattine, a lavare i vestiti, ma non so perch&#233;.&#187;</p><p>&#171;&#200; necessario&#187; le spiegai, mentre mi sfilavo la camicia. &#171;Come vedi, si sporcano in continuazione.&#187;</p><p>Lei si avvicin&#242;, in silenzio. Mi levai i pantaloni e li appoggiai sopra la camicia.</p><p>&#171;Non ti eri mai spogliata davanti a me&#187; mi fece notare, indugiando sul mio corpo con il suo sguardo.</p><p>&#171;Non ce n'era mai stata occasione.&#187;</p><p>Lei non rispose nulla, ma si avvicin&#242; ancora. Era cos&#236; vicina che sentivo il suo respiro sulla mia fronte. </p><p>Seguii il movimento del suo sguardo, e vidi che si soffermava su tutte le mie cicatrici, una per una.</p><p>Allung&#242; la mano verso la mia clavicola, e la sfior&#242;. Al suo tocco, sentii un leggero bruciore, e un piccolo rivolo di sangue le macchi&#242; le dita. &#171;&#200; strano&#187; disse, ritraendo la mano.</p><p>Si spost&#242; e mi accarezz&#242; la schiena, delicatamente. Sentii di nuovo la pelle bruciare, e mi morsi il labbro. &#171;Ma com'&#232; possibile?&#187; esclam&#242;, sconcertata.</p><p>Torn&#242; davanti a me, con le mani sporche del mio sangue. &#171;Dovrei essere io a scegliere quando ferirti. E ora non volevo farlo.&#187;</p><p>&#171;Credo che ormai non dipenda pi&#249; da te, Morr&#237;gan. O, almeno, non solo. Si riaprono in continuazione, anche quando non ci sei.&#187;</p><p>Lei non disse nulla, e si pieg&#242; per pulirsi le mani nel fiume. Vidi il mio sangue ramificarsi nell'acqua, per poi svanire nella corrente.</p><p>&#171;&#200; grazie a te che ho imparato che non c'&#232; inchiostro migliore del sangue&#187; proseguii.</p><p>Lei si alz&#242; in piedi e torn&#242; di fronte a me.</p><p>&#171;Adesso mi &#232; tutto pi&#249; chiaro&#187; disse, piegandosi per raccogliere i miei vestiti da terra. &#171;Comunque permettimi di lavarli. In fondo, &#232; colpa mia se sono sempre sporchi.&#187;</p><p>&#171;No&#187; replicai, togliendoglieli di mano. &#171;Quando ci rivedremo per l'ultima volta, allora potrai prendere i miei vestiti e disporne per sempre&#187; le dissi. &#171;Tanto ormai l'ho capito che il tuo sar&#224; l'ultimo volto che vedr&#242;&#187; sospirai. &#171;&#200; forse arrivato quel giorno?&#187;</p><p>Lei scosse la testa.</p><p>&#171;E allora lo pulir&#242; io il sangue sui miei abiti.&#187;</p><p>&#171;Va bene.&#187;</p><p>Mentre la guardavo, mi domandai se in quel momento davanti a me ci fosse la donna che avevo amato o la dea del destino. Deglutii a fatica. Forse non aveva nemmeno senso come domanda: lei alla fine era sempre la stessa. Era solo per me che esisteva la differenza.</p><p>&#171;Comunque se vuoi puoi aiutarmi a ricucire la ferita sulla schiena. Da sola non ci arrivo&#187; le dissi, sospirando.</p><p>&#171;I miei poteri non mi permettono di farlo, Elena. Io ferisco, non curo.&#187;</p><p>&#171;Lo so, ma puoi usare questi&#187; le spiegai, mostrandole l'ago e il filo.</p><p>Allora lei annu&#236;, e li prese in mano.</p><p>Si spost&#242; dietro di me, e sentii le sue mani sfiorarmi la schiena. Il suo tocco era cos&#236; delicato, e per qualche motivo la ferita bruciava meno. </p><p>Mi morsi il labbro quando affond&#242; l'ago nella pelle.</p><p>&#171;Tutto bene?&#187; mi chiese.</p><p>&#171;Sopportabile&#187; replicai. &#171;Quotidiano.&#187;</p><p>Poi il silenzio torn&#242; a riempire l'aria, interrotto solo dallo scorrere del fiume.</p><p>In quel momento, sentendo la precisione quasi timorosa delle sue dita sulla mia pelle, tornai a domandarmelo: chi era lei, la donna o la dea?</p><p>Forse la verit&#224; era che il dolore mi aveva resa abbastanza grande da poterle contenere entrambe: la dea mi aveva spezzata, ma la donna era l&#236;, sulla riva del fiume, a cercare di rimettere insieme i pezzi proprio come avrebbe fatto una mortale.</p><p>&#171;A cosa pensi?&#187; mi chiese, mentre chiudeva la ferita con gli ultimi punti.</p><p>&#171;Che forse non ti avevo mai capita fino in fondo.&#187;</p><p>&#171;Neanche io. Dall'esterno non mi sembravi poi tanto cambiata&#187; replic&#242;, mentre tornava davanti a me. &#171;A quella ci pensi tu, o vuoi che faccia io?&#187; mi chiese, indicando la mia clavicola.</p><p>&#171;Come preferisci.&#187;</p><p>Sentii le sue dita sfiorarmi il torace, e la guardai ricucire la mia pelle proprio come avevo fatto io stessa poco prima.</p><p>Dopo qualche minuto, aveva finito. Fece scivolare l'ago un'ultima volta, con una lentezza quasi solenne, e rest&#242; l&#236;, con le dita appoggiate sul mio petto, vicina al battito del mio cuore.</p><p>Alzai lo sguardo, e anche lei mi guard&#242;. E per un momento sentii vacillare tutte le certezze che avevo costruito.</p><p>Poi lei tir&#242; il filo, ricordandomi che la mia unica certezza, in fondo, era quella: che fosse il mio o il suo filo, era comunque lei a decidere quando e come tenderlo.</p><div><hr></div><p style="text-align: center;">Grazie per la lettura!</p><p style="text-align: center;">Se vuoi sostenermi, lasciami un like, un commento, o condividi il racconto con chi pensi possa apprezzarlo</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://atlantis23.substack.com/p/la-morrigan?utm_source=substack&utm_medium=email&utm_content=share&action=share&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Condividi&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://atlantis23.substack.com/p/la-morrigan?utm_source=substack&utm_medium=email&utm_content=share&action=share"><span>Condividi</span></a></p><p style="text-align: center;">Appuntamento con il prossimo racconto breve: luned&#236; 27 luglio!</p>]]></content:encoded></item></channel></rss>